ASINTOTO DI MARE E CIELO, VICINO ..... EPPURE INFINITO Passeggiando sulla riva, guardo l’orizzonte. È lì, sempre davanti a me, ma per quanto io cammini non lo raggiungerò mai. Mi fa pensare a un asintoto: lo sfiori, ti avvicini, ma resta lontano, come un confine che non si oltrepassa. Eppure in questa distanza c’è qualcosa di rassicurante. Il mare è calmo, il tempo sembra sospeso. Oggi mi basta sapere che l’infinito è lì, a un passo… eppure lontano.
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Besa Nuhi
PUNTI DI FLESSO Abstract: Il pensionamento non rappresenta una discontinuità, una rottura netta con il passato, bensì un punto di flesso : quel momento di transizione che, pur non interrompendo il percorso, ne cambia la "concavità", donandogli un nuovo ritmo e una nuova onda. In questo articolo, ripercorro la mia storia professionale attraverso questa potente metafora matematica. Una vita segnata da diversi punti di flesso significativi: l'incontro e la fusione di due mondi, quello scolastico albanese e italiano; l'evoluzione di una carriera che dall'insegnamento scientifico è passata attraverso la mediazione linguistico-culturale e il giornalismo, per poi tornare alla docenza, avendo sempre usato la matematica come primo linguaggio universale e come ponte. Qui la matematica diviene MÁTHĒMA, nel suo significato più alto di "insegnamento": non solo numeri, ma strumento di giustizia, rifugio, voce e integrazione. Un ringraziamento sentito va ai veri p...
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Besa Nuhi
A VOLTE SONO LE PERSONE CHE NESSUNO IMMAGINA POSSANO FARE CERTE COSE, QUELLE CHE FANNO COSE CHE NESSUNO PUÒ IMMAGINARE* Ci sono storie che ti raccontano cosa è successo. E poi ci sono storie che ti raccontano cosa non doveva succedere. The Imitation Game è entrambe le cose. È la storia di Alan Turing, il matematico che riuscì dove nessuno osava sperare: svelare il segreto della macchina Enigma, il cuore cifrato dell’esercito nazista. Ma il film non parla solo di calcoli e decodifiche. Parla anche di un’altra macchina, invisibile e implacabile: quella sociale. La macchina che respinge chi non si uniforma, chi non mente, chi è semplicemente sé stesso. Turing permise agli Alleati di ascoltare i sussurri segreti del nemico, di prevedere, di scegliere. Ma anche con la chiave in mano, la verità doveva rimanere nascosta. Non si poteva rivelare ogni messaggio, non si poteva svelare che il codice era stato spezzato. Bisognava scegliere, dosare, imitare . Fingere di non sapere. E qui la...
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Besa Nuhi
LA SIMBIOSI PERFETTA: MATEMATICA E ARTE NELL'UNIVERSO DI ESCHER Un collega di italiano ha visitato la mostra dedicata alle opere geniali di Escher, esposte per la prima volta in Puglia. Artista iconico non solo per gli appassionati d’arte, ma anche per matematici, Escher ha saputo coniugare in modo unico l’arte con l’universo infinito dei numeri. L’immagine che il collega mi ha gentilmente inviato mi ha spinto a riflettere e a scrivere. La risposta è che l'opera di Escher appartiene a entrambi i regni simultaneamente. Egli non sceglie tra matematica e arte, ma le fonde in una simbiosi perfetta: la matematica è lo strumento per costruire forme precise, mentre l'arte infonde vita e significato a quelle stesse forme. La bellezza nasce proprio in quel confine sottile dove ragione e immaginazione collaborano. In questa opera, le figure geometriche sembrano cambiare colore, dal nero al bianco, ma in realtà è la loro dimensione a variare, in un inganno percettivo di pura matri...
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Besa Nuhi
IL FASCINO DEL TEOREMA DI RANGO Abstract Una persona di alto rango lo è perché sa distinguersi con indipendenza e originalità, ed è proprio grazie a queste qualità che ha potuto raggiungere un ruolo riconosciuto. Lo stesso vale per una società: anch’essa è di alto rango quando sa esprimere idee autonome, agire con coerenza e dimostrare indipendenza senza ridursi a semplice imitazione di ciò che l’ha preceduta o che la circonda. In questa prospettiva, il concetto matematico di rango diventa metafora potente per leggere le città e le comunità umane. Quando sono arrivata in Italia, una delle prime cose che ho osservato, quasi senza volerlo, è stata la pianta delle città. Mi colpì subito la sua forma: un cerchio, poi un altro che lo circondava, e poi ancora un altro. Sembrava un disegno pensato non solo per organizzare lo spazio, ma per esprimere un’idea. Io l’ho letta così: una città costruita attorno a un centro, e da lì ogni abitante collocato a pari vicinanza, come se ognuno aves...
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