A VOLTE SONO LE PERSONE CHE NESSUNO IMMAGINA POSSANO FARE CERTE COSE, QUELLE CHE FANNO COSE CHE NESSUNO PUÒ IMMAGINARE*
È la storia di Alan Turing, il matematico che riuscì dove
nessuno osava sperare: svelare il segreto della macchina Enigma, il cuore
cifrato dell’esercito nazista. Ma il film non parla solo di calcoli e
decodifiche. Parla anche di un’altra macchina, invisibile e implacabile: quella
sociale. La macchina che respinge chi non si uniforma, chi non mente, chi è
semplicemente sé stesso.
Turing permise agli Alleati di ascoltare i sussurri segreti
del nemico, di prevedere, di scegliere. Ma anche con la chiave in mano, la
verità doveva rimanere nascosta. Non si poteva rivelare ogni messaggio, non si
poteva svelare che il codice era stato spezzato. Bisognava scegliere, dosare, imitare.
Fingere di non sapere.
E qui la storia personale di Turing si intreccia con quella
mondiale. Anche nella sua vita privata, dovette recitare. Sopravvivere, per
lui, significava non mostrarsi davvero. Avrebbe potuto scegliere una via più
facile: un matrimonio “di copertura”, una normalità di facciata. Ma non lo
fece. Rimase fedele a ciò che era. E lo pagò caro. Con l’isolamento, la
vergogna imposta, una condanna che oggi suona disumana.
Il titolo stesso del film, Il gioco dell’imitazione, va ben oltre il riferimento alla macchina pensata da Turing. È il gioco
sociale del travestimento, dell’adeguamento, del compiacere per essere
accettati. Un gioco che chi non accetta di giocare finisce per perdere.
C’è una scena, semplice e potente, che sembra contenere in
sé tutto il senso della storia. Durante una lezione, il professore introduce la
radice quadrata di due. Ne parla come di un numero strano, che non si può
scrivere come frazione, le cui cifre scorrono all’infinito, senza mai trovare
riposo. Per secoli è stato guardato con sospetto, come qualcosa che sfugge al
controllo.
Perché proprio la radice quadrata di due?
Quel numero sfida i limiti. Va oltre. Le sue cifre si
perdono nell’infinito, come un pensiero che non si spegne mai. E ci ricorda che
ci sono cose e persone, che non si lasciano afferrare completamente, ma che
meritano di essere ascoltate, nonostante tutto.
In quella scena, più che una lezione di matematica, si
intravede un gesto filosofico. Un invito a guardare oltre le formule. Turing,
del resto, non cercava solo soluzioni. Cercava senso. Strutture nascoste.
Ordine nell’apparente caos.
Forse per questo la radice di due è lì: per ricordarci che
la bellezza non sta sempre nella simmetria, e che il valore non coincide con la
normalità. Che esiste un sapere più profondo, fatto di intuizione, resistenza e
silenzio.
Quando il professore conclude con un’apparente banalità “Riprenderemo con i numeri irrazionali al vostro ritorno" sembra solo
chiudere la lezione. E invece, senza volerlo, anticipa qualcosa di molto più
grande: il ritorno, prima o poi, della società su ciò che definisce
“irrazionale”. E forse, col tempo, anche la sua capacità di rivedere i propri
giudizi.
Esistono persone che non si possono ingabbiare. E sono
proprio loro a portare avanti il mondo. Sono le persone che nessuno immagina che
possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno può immaginare.
E ci lascia con una domanda che non ha bisogno di risposta,
ma di ascolto: cosa sarebbe il mondo se accettasse davvero chi non si lascia
definire?
*Frase tratta dal film The Imitation Game. B.N diritti riservati
Quello che racconti mi fa pensare alla pace. Un mondo capace di accettare chiunque sarebbe pronto all'unicità e quindi alla diversità di ognuno. Troppo spesso si assiste al vero/falso, bianco/nero, si/no e troppo spesso ci vorrebbe invece il probabile, il grigio, il forse, cioè sarebbe necessario sfumare infinitamente i ns pensieri (e le NS azioni) per cogliere tutto della realtà. L' intuizione dell'infinito porta a conoscere l'essere umano, essere finito ma dotato di cuore, desiderio, forza, fragilità, istinto, immaginazione...Quanto è umano il mondo di oggi? Non ci sarebbe la pace se ci fosse l'umanità? E non la pace economica, ma quella vera, quella che permette di capire le infinte ragioni dell'altro, quella che riconosce il valore di ogni aspetto della vita, quella che porta alla bellezza, alla giustizia, alla libertà...Alan è certamente un esempio di umanità...
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