LA SIMBIOSI PERFETTA: MATEMATICA E ARTE NELL'UNIVERSO DI ESCHER 


Un collega di italiano ha visitato la mostra dedicata alle opere geniali di Escher, esposte per la prima volta in Puglia. Artista iconico non solo per gli appassionati d’arte, ma anche per matematici, Escher ha saputo coniugare in modo unico l’arte con l’universo infinito dei numeri. L’immagine che il collega mi ha gentilmente inviato mi ha spinto a riflettere e a scrivere.


La risposta è che l'opera di Escher appartiene a entrambi i regni simultaneamente. Egli non sceglie tra matematica e arte, ma le fonde in una simbiosi perfetta: la matematica è lo strumento per costruire forme precise, mentre l'arte infonde vita e significato a quelle stesse forme. La bellezza nasce proprio in quel confine sottile dove ragione e immaginazione collaborano.

In questa opera, le figure geometriche sembrano cambiare colore, dal nero al bianco, ma in realtà è la loro dimensione a variare, in un inganno percettivo di pura matrice matematica.

Si crea l'illusione che gli uccelli neri su sfondo bianco si trasformino in uccelli bianchi su sfondo nero.

Non assistiamo a uno scambio di posizione, bensì a un ribaltamento di prospettiva.

Si crea così una dinamica affascinante: agli estremi, gli elementi appaiono nitidi e definiti; avvicinandosi al centro, si fondono in una zona di transizione dove i contorni si fanno sfumati e indistinti.

La genialità di questa composizione risiede in una potente metafora: agli estremi di una società, le identità appaiono spesso chiare e separate, perché da entrambi i lati c'è chi difende con forza le proprie tradizioni.  Ma è al centro, in quella “zona di transizione” dove le culture si incontrano, che i contorni si fanno meno netti e nascono lingue ibride, abitudini condivise e nuove forme di appartenenza. In questo spazio, non si perde identità: si crea qualcosa di inedito. Agli estremi le identità si distinguono, al centro prima si mescolano, poi, idealmente, si fondono in una nuova sintesi: è lì che nasce l’integrazione.

Escher, dunque, non usa la matematica solo per creare un'illusione ottica, ma per costruire un linguaggio universale che parla di dualità, trasformazione e dell'unità degli opposti.


Commenti

  1. Bellissima interpretazione.
    Escher valorizzava i diversi punti di osservazione: ogni angolo di visuale potrebbe essere giusto, ma in alcune opere (come quella famosa delle scale) si nota come alcune prospettive conducano a luoghi impossibili da raggiungere fisicamente. Non di meno, quel punto di osservazione, combinato con gli altri, diventa essenziale per l'opera intera che altrimenti sarebbe depauperata nella sua complessità e unicità.
    Escher esaltava il contributo di tutti, il punto di vista di ognuno, unico ma allo stesso tempo inutile senza il contributo altrui. Le differenze portano ad una visione unica, non sempre armonica, non sempre comprensibile, ma sicuramente spettacolare.
    Le sue opere sono metafora della natura e della variegata umanità.

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  2. In un certo senso, anche questa nostra conversazione rispecchia l'opera finale di Escher. Siamo partiti da due estremi, la mia prospettiva più matematica e la tua più umanistica, e, mantenendo una coerenza con le nostre rispettive discipline, abbiamo finito per descrivere insieme lo stesso concetto da angolazioni complementari. Esattamente come i suoi uccelli bianchi e neri che, pur opposti, creano un'unica, meravigliosa figura. È la prova vivente della sua metafora.

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