IL FASCINO DEL TEOREMA DI RANGO
Qualche anno dopo, durante la preparazione al colloquio
dell’esame di Stato con una classe quinta, un’occasione simile è tornata a
galla. I ragazzi erano appena rientrati da una gita a Barcellona e, parlando
con entusiasmo, mi hanno raccontato un aspetto singolare della città: la sua
pianta. Un enorme rettangolo suddiviso in una griglia perfetta di rettangoli
più piccoli, con strade ortogonali e una lunga diagonale – l’Avinguda Diagonal
– che attraversa tutta la città da parte a parte.
A quel punto, ho proposto loro di confrontare questa
struttura con quella delle città italiane che avevano conosciuto: basate su
cerchi concentrici e una disposizione radiale. Tanti portarono riflessioni su
democrazia, accessibilità, storia urbana. Uno studente ha sorpreso tutti con
una lettura inaspettata e profondamente matematica.
Disse: "La pianta di Barcellona mi fa pensare a una
matrice: fatta di righe e colonne, ordinata, rigorosa." E aggiunse: "In
algebra lineare, il rango di una matrice è il numero massimo di righe o colonne
linearmente indipendenti. Se pensiamo alla città come a una matrice, allora il
rango potrebbe rappresentare la varietà, la capacità di esprimere diversità
vera all'interno della sua struttura."
Poi concluse: "Una città con alto rango è una città
dove le strade, le persone, le idee non si ripetono meccanicamente, ma si
muovono in modo indipendente, generando qualcosa di nuovo. E forse è questo il
limite e al tempo stesso la sfida: aumentare il rango, cioè permettere che più
voci, più visioni, più esperienze possano coesistere senza annullarsi."
È stato un momento potente. Un esempio perfetto di come la
matematica possa aprire finestre sul reale e offrire chiavi di lettura
simboliche, critiche e poetiche. Tutto, a partire da una semplice osservazione
urbana.
B.N diritti riservati
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