IL COSENO DELL’ANIMA


La professoressa stava disegnando con passione il grafico di cos(x). Sulla lavagna la curva prendeva forma: un’onda regolare, che saliva e scendeva come il respiro stesso della matematica. Era il momento del rinforzo: si voltò verso la classe, con l’energia di chi vuole coinvolgere.

-   - Claudio, ci descrivi il grafico della funzione coseno.

Silenzio. Claudio non rispondeva. Lo sguardo perso nel vuoto, il corpo mezzo abbandonato sul banco, sembrava altrove.

-  - Claudio, non ti vedo molto concentrato… che succede?

Lui sollevò la testa piano, con un sorriso a metà tra colpevole e ironico:

-  - Scusi professoressa… ma mi trovo nell’intervallo π/2–3π/2.

Un mormorio divertito attraversò la classe. La prof capì subito, e rise:

- - Ah, quindi sei nel tratto in cui il coseno è negativo… insomma, sei sotto l’asse!

- Esatto, - rispose Claudio, - sto in fase discendente. Ma appena torno a 2π, le prometto che rispondo meglio.
La classe scoppiò in una risata, non di scherno ma di complicità. La professoressa lo guardò con occhi diversi:
- Però… il grafico lo hai capito benissimo. Vedi, Claudio, non è solo questione di formule. È il modo in cui sai guardarci dentro. Hai preso una curva e ci hai messo la tua voce. Questo vale più di mille dimostrazioni.
Si fermò un istante, la mano ancora vicina al gesso. Poi aggiunse con dolce fermezza:
- Continua così. Non smettere mai di cercare il senso, anche dove sembra non esserci. È lì che si nasconde la bellezza. Hai dato alla funzione cos(x) un’anima, e questo è il segno che la matematica non ti passa accanto: ti attraversa.
Claudio la fissò, sorpreso, forse un po’ emozionato. Poi lasciò scappare una battuta leggera, ma sincera:
- Prof… se lo dice lei, allora quasi quasi mi affeziono al coseno.
Un’altra risata, questa volta più calda, unita. In quell’istante, il grafico sulla lavagna non era più solo una funzione: era diventato un pezzo di vita. La sua.




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