Quando la storia bussa in aula: Educazione o oblio?

                                                                                                                            (immagine web)


Lunedì, 24 febbraio, in classe, ho posto una domanda semplice:
“Vi ricordate che classe frequentavate tre anni fa?”
La risposta è arrivata immediata, in coro: “La seconda!”.
Poi ho insistito: “E cosa è stato detto in classe esattamente il 24 febbraio 2022?”
Silenzio. Qualche sorriso perplesso. Nessuno ricordava. 
Eppure, quel giorno, uno studente si era alzato in piedi e aveva detto:
“Prof.ssa, oggi è iniziata la terza guerra mondiale.”
All’epoca, quelle parole potevano sembrare un’esagerazione, ma oggi risuonano con un peso che non avremmo voluto riconoscere.
Il 24 febbraio 2022 iniziava l’invasione russa dell’Ucraina. Una guerra che ancora oggi devasta vite e sconvolge equilibri.
Perché i ragazzi non ricordavano?
Forse perché il tempo dissolve i dettagli. Forse perché ciò che non tocca direttamente la nostra vita scivola via, inghiottito dal flusso inarrestabile di notizie.
Ma io non posso dimenticare.
Ho vissuto in un sistema in cui il diritto di pensare era un privilegio pericoloso, in cui porre una domanda in storia, letteratura, filosofia o economia poteva costarti caro.
Ricordo una lezione di filosofia. La prof.ssa affermò che, nella storia dell’umanesimo, la religione aveva occupato solo il 10% del tempo. Istintivamente, feci un’espressione di dubbio. Solo un’espressione.
Fu sufficiente per essere convocata in presidenza. Mi chiesero che lavoro facessero i miei genitori. Mi interrogarono su chi mi avesse “messo in testa idee strane”.
Le "idee strane" erano semplicemente il mio dubbio. Il semplice fatto di non accettare ciecamente un’affermazione. (segno di libertà)
Nel sistema in cui sono cresciuta, la religione era un tabù. “L’oppio dei popoli.”
E laurearsi? Un privilegio, non un diritto.
Quando presentai la domanda per l’università, mi dissero che non avevo diritto di laurearmi.
Nella mia famiglia c’era già un laureato: mio padre. Bastava così. Il mio posto sarebbe spettato a qualcun altro, perché i titoli di studio erano concessi con il contagocce.

Oggi, questi racconti sembrano inimmaginabili.
Eppure, basta un attimo perché la libertà si sgretoli. Basta abbassare la guardia. Basta dimenticare.
Per questo ho detto ai ragazzi: Non date per scontata la democrazia.
La libertà di pensare, di parlare, di scegliere è un bene prezioso, conquistato con sacrificio. Ma può svanire se non la difendiamo.

Quel 24 febbraio 2022, uno studente aveva colto la gravità di ciò che accadeva. Oggi, tre anni dopo, quel ricordo è un monito: la libertà va protetta, sempre.

E non solo nelle grandi battaglie della storia, ma anche nei luoghi più vicini a noi: nella scuola, negli spazi dove cresciamo e ci formiamo. Ogni voce conta, ogni diritto esercitato è un baluardo contro l’indifferenza.

Ricordare è un dovere. Perché la storia non è lontana: è qui, è ora. E dipende da noi.


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