RADICE QUADRATA CON IRONIA GENTILE


Radice quadrata con ironia gentile



In quei giorni grigi, avvolti dal silenzio incerto della pandemia, ho chiesto ai ragazzi, oggi maturandi, di trasformare la matematica in un sorriso. Di prendere la radice quadrata, quel concetto astratto, e vestirlo di colori, di immagini buffe, di ironia gentile. È nato così un lavoro semplice, quasi una carezza leggera in un momento pesante. Eppure, in quella semplicità, si è accesa una scintilla: la curiosità si è fatta gioco, il gioco risate, e quelle risate hanno illuminato le loro giornate strette tra lezioni a distanza e l’ansia di un futuro incerto. E mentre creavano, mentre ridevano, senza quasi accorgersene, hanno imparato. La radice, il radicando, l’indice nascosto che sussurra “due”… tutto è diventato chiaro, familiare, come una storia raccontata davanti al fuoco prima di un esame che li attendeva come un orizzonte lontano. Ora, con il cuore pieno di orgoglio e gratitudine, vi regalo il frutto del loro impegno: un piccolo miracolo nato in tempi difficili, che ricorda come anche nelle ombre più fitte possa sbocciare la luce. E mentre si preparano ad affrontare la maturità, portano con sé non solo formule, ma la certezza che persino l’astratto può farsi ali per volare.

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